Per due giorni Caserta e il suo gioiello medievale, Casertavecchia, si sono trasformati in un unico palcoscenico a cielo aperto. Si è chiusa ieri, 30 marzo, col botto, l’edizione 2026 di “Comunalia, un inverno d’autore”: una kermesse record, sold out ovunque, che ha riscritto le regole del fare cultura in Campania. Dimenticate la solita logica dell’evento chiuso in una sala, col pubblico seduto e zitto. Qui la città stessa è stata la protagonista assoluta. L’idea, partorita dall’amministrazione comunale e realizzata dalla Fabbrica Audiovisiva Napoletana, era semplice quanto rivoluzionaria: far dialogare i due volti di Caserta. Da una parte il centro moderno, pulsante di vita contemporanea; dall’altra il borgo antico, sospeso nel tempo. Il risultato? Un racconto corale dove teatro, musica, arti visive e tecnologia si sono intrecciati tra vicoli, piazze e cortili storici.
Non si è trattato solo di spostare eventi da un punto A a un punto B, ma di creare una narrazione diffusa. Gli organizzatori volevano che il pubblico camminasse, scoprisse, si lasciasse sorprendere. E il pubblico ha risposto presente, arrivando a frotte da tutta la regione. Il clou è stato il weekend finale. Mentre Casertavecchia si illuminava di mille suggestioni, il cuore della città batteva al ritmo di iniziative per famiglie e giovani. Una sinergia pubblico-privato che ha funzionato alla perfezione, dimostrando come investire in cultura significhi, concretamente, investire nella comunità.
A fare da ciliegina sulla torta, la “Festa di Primavera”, curata dalle Pro Loco locali, che ha restituito il borgo alla gente tra mercatini artigianali e musica, chiudendo idealmente il cerchio iniziato mesi fa col presepe vivente natalizio. Ma c’è di più. Nell’ultima giornata è calato il sipario anche sul concorso fotografico “La Città Visibile”. La giuria ha premiato tre sguardi capaci di interpretare l’anima di Caserta. Sul gradino più alto del podio è salito Gerry Marcello: un suo scatto in corso Trieste è un’esplosione di dinamismo, un dialogo potente tra natura e architettura che ridefinisce lo spazio urbano. Al secondo posto Anna Cino, che con una foto in via Tanucci ha trasformato un angolo marginale in un racconto stratificato, fatto di luce e profondità emotiva.
Terzo classificato Arnaldo Nespoli, maestro nell’isolare dettagli e trasformarli in poesia attraverso un equilibrio perfetto tra nitidezza e sfocato.
Tre fotografie, tre modi diversi di dire “Caserta”. Proprio come “Comunalia” ha fatto con la città intera: smontarla e rimontarla, pezzo dopo pezzo, mostrando che la bellezza non sta solo nei monumenti, ma nelle relazioni che riusciamo a creare tra di essi. Il sipario è calato, ma l’eco di questi giorni resterà a lungo. Perché quando la cultura smette di essere uno spettacolo e diventa esperienza condivisa, allora sì che lascia il segno. Caserta lo ha dimostrato. E ora tutti aspettano già la prossima volta.
Giacinto Russo Pepe
