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martedì 21 Lug 2026

Respinto il ricorso dell’ex primo cittadino Carlo Marino. Il Comune resta ai commissari fino al voto

Caserta volta pagina, ma le ferite restano aperte. Il Tar del Lazio, con sentenza depositata ieri, primo aprile, ha detto la sua: lo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche resta confermato. Respinto il ricorso dell’ex sindaco Carlo Marino. Si voterà, dunque, il 24 e 25 maggio.

Una decisione che pesa come un macigno sulla città. Il Consiglio dei Ministri, il 18 aprile 2025, su proposta del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, aveva disposto lo scioglimento. Marino, avvocato, rieletto nel 2021 alla guida di una coalizione di centrosinistra, presidente dell’Anci Campania, aveva impugnato l’atto. Avrebbe dovuto concludere il mandato nel 2027. Non sarà così.

I giudici della prima sezione del Tar, presidente Roberto Politi, consigliere Angelo Fanizza, estensore Alberto Ugo, hanno esaminato gli elementi raccolti dalla commissione d’accesso. E hanno dato ragione allo Stato. Nella motivazione si legge: gli indizi, valutati nel loro insieme, non singolarmente, supportano “in termini di plausibilità e ragionevolezza” il giudizio sull’esistenza di collegamenti tra amministratori locali e soggetti vicini alla criminalità organizzata. Quali indizi? Il sostegno elettorale da parte di esponenti del clan dei Casalesi. La ricorrente presenza di soggetti legati alla camorra negli affidamenti pubblici, nota agli amministratori. Dettagli che, messi insieme, disegnano un quadro assai inquietante! Marino era assistito dagli avvocati Lorenzo Lentini e Aristide Police.

Con lui, gli ex consiglieri Massimo Russo e Michele Picozzi. Sul fronte opposto, oltre a Presidenza del Consiglio, Viminale e Prefettura, l’ex consigliere Donato Aspromonte, rappresentato da Luigi Adinolfi, che nelle memorie ha sostenuto la sussistenza delle infiltrazioni. Un passaggio va sottolineato: anche se nel procedimento per turbativa d’asta che ha coinvolto Marino non figurava l’aggravante mafiosa, il Tar ha comunque confermato lo scioglimento. La contiguità ai clan di camorra riscontrata in alcuni referenti di una ditta coinvolta è bastata. La legge, in materia, non ammette sfumature. Ora Caserta resta affidata ai commissari prefettizi. La campagna elettorale per il 24 e 25 maggio si aprirà in un clima teso, con una comunità chiamata a ricostruire fiducia nelle istituzioni.

La sentenza del Tar non è una condanna definitiva per nessuno, ma è un segnale forte: la legalità non è negoziabile. La città merita di voltare pagina davvero. Senza retorica, senza scorciatoie. Con la consapevolezza che la democrazia si nutre di trasparenza, e che ogni amministratore ha il dovere di tenere a distanza le ombre. Il voto di maggio sarà un test. Per Caserta, per la Campania, per chi crede che le istituzioni debbano servire solo i cittadini.

Giacinto Russo Pepe